Dedicado a todos os meus alunos, com a esperança de um dia poder chamar um de voces de Mestre!

Etimologicamente, la parola mestre, secondo Closs (1977), deriva dal latino magister, che significa insegnante, cioè, colui che professa qualcosa, che si dedica all'arte dell'insegnamento.Tuttavia, oggi questa parola è carica di altri valori: essere maestri significa essere 'esperti'  in un particolare campo del sapere, vuol dire essere istruttori, consiglieri, guide, mediatori e, a volte, amici. È essere un esempio di dedizione per i propri allievi, di rispetto, etica, moralità, umiltà, pazienza, giustizia, amore per il prossimo, dignità etc. Insomma, un piccolo profeta, poeta, padre, madre, fratello, terapeuta, psicologo,  tra le altre cose (...).

Essere maestro, o maestra, è più che avere una semplice laurea da insegnante o educatore. Essere maestro vuol dire saper condividere esperienze e conoscenze, per gioire dei risultati degli allievi e sostenerli nei momenti difficili.  È essere 'docente-e-discente', ossia dodiscente (PIENTA et al, 2005). Ma è anche essere apostolo, discepolo, missionario; è far ricorso all'autorevolezza quando necessario, non all' autoritarismo.

Ci sono maestri di tutti i tipi: quelli che ci parlano ma che noi non ascoltiamo; quelli che ci toccano e noi non percepiamo; quelli che ci fanno male ma senza lasciare cicatrici. E poi ci sono quelli che segnano profondamente, con parole e azioni, le vite dei loro allievi. Essere maestri è una cosa seria! Alcuni sono solo uomini; altri insegnanti; pochi sono davvero maestri. I primi si ascoltano; i secondi si rispettano; gli ultimi si seguono.

Secondo il dizionario Luís da Câmara Cascudo, maestro è qualsiasi artigiano esimio, è colui che insegna, o è colui che riceve dai membri di una comunità questo  titolo, come riconoscimento di una qualche profonda forma di conoscenza. Nella capoeira il titolo di mestre è un  riconoscimento pubblico dato dalla collettività a chi si distingue per un servizio reso alla collettività, e che quindi può affermarsi come tale. Nel mio cammino di capoeirista, mi sono imbattuto in situazioni che io ancora non riesco a capire. Insegnanti che obbligano i loro allievi a chiamarli "mestre", maestri detentori di un potere fantasioso che esiste solo nella loro testa, insegnanti che per paura di perdere un allievo non gli consentono la partecipazione ad altri eventi, impedendone la crescita, insegnanti senza discepoli o allievi, insegnanti che acquistano titoli, maestri che li vendono, che offrono riconoscimenti ad allievi  solo per far crescere numericamente il proprio gruppo, ecc... Dobbiamo capire che maestro non è chi dice per forza la cosa giusta, ma è colui che conduce alla comprensione dell'errore e al miglioramento, maestro non è chi valuta il risultato finale, ma chi partecipa al processo di costruzione, maestro è chi vede l'errore del discepolo come un tentativo di miglioramento, maestro non è colui che ha sempre ragione, ma colui che è disposto a discutere i propri errori e successi ascoltando il parere dei suoi allievi. La nostra capoeira, amici miei, non ha bisogno di dittatori ignoranti, ma di mediatori. Il rispetto per il più vecchio, in quanto fonte di conoscenza, ha senso solo se c'è il rispetto per i più giovani, in quanto fonte di rinnovamento e continuità. È importante che ogni maestro rifletta profondamente, tutti i giorni, sulla propria condotta, perché ciò che fa di un uomo un maestro è in primis la sua capacità di contribuire alla formazione di altri individui. D'altra parte, l'allievo deve intendere che anche il maestro è alimentato dall'esterno, come un fiore che ha bisogno di essere innaffiato per crescere forte e bello. L'allievo non è tenuto a riporre ciò che è stato, cio che è e sarà, nelle mani di terzi ma può riconoscerne l'importanza nel suo processo di formazione.