
Il corpo, edificio collettivo di diverse anime (secondo Nietzsche) Nell'immaginario contemporaneo, l'armonia intellettuale ancora si oppone all'armonia del corpo. Anche quando l'occidentale utilizza il corpo nello sport o nelle arti corporali, resta in piedi la vecchia concezione dualistica della natura umana, che paragona il corpo a una macchina abitata e controllata da uno spirito, dalla mente. La filosofia occidentale dello sport spinge per convincere l'individuo che la formazione sportiva si riduce alla tecnica e ha un unico obiettivo: la promozione delle qualità fisiche. Ammettiamo che la mente possa contribuire a questo obbiettivo (la volontà e l'intelligenza "sottomettono" il corpo) e che anche la cultura fisica influisca sulla mentale. In altre parole "mens sana in corpore sano". Il problema è che questa formula presuppone la separazione tra corpo e spirito, e che questi siano legati da un rapporto di reciproca aggressività. Istituzionalizzato, lo sport finisce per soccombere allo spirito competitivo vigente nei rapporti di produzione dominante. Gli atleti hanno un unico obiettivo comune: la vittoria, che questa fosse dello spirito sul corpo o del corpo sull'avversario. La Capoeira dei vecchi maestri non è mai stata sport, majogo. È sempre stata arte, cultura. Da un lato il gioco, l'approccio leggero e poco serio, tutto quello che ripristina nell'uomo la disponibilità mentale e fisica del bambino. Dall'altro, una pratica integrata di lotta, danza, canto, musica e forma di concepire il mondo. Le sue fondamenta? Flessibilità, velocità di impulso, ritmo del corpo, e allegria. Lamalìciaè il segreto di tutto, è la formula magica che indica con precisione la capacità del capoeirista di superare la storia della sua vita e il suo ego (ovvero la coscienza delle abitudini acquisite e consolidate) e di adottare in pochi secondi un nuovo atteggiamento. Nella roda tutto accade senza schemi né piani prestabiliti (almeno nella nostra roda). È il corpo sovrano, libero nel suo movimento, trasportato dal suo stesso ritmo, che trova istintivamente il suo cammino. Il capoeirista è padrone del proprio corpo e, come un artista, crea infinitamente. Nella Capoeira, così come nella filosofia di Nietzsche, il corpo pensa. Pensiero e corpo appartengono all'ordine del diverso, vale a dire, a una simultaneità di cose comprensibili e incomprensibili che raramente passano per la nostra coscienza. Nella Capoeira non vive l'IO isolato e onnipotente di una coscienza sportiva, ma un gruppo, multiplo, differenziato, polimorfo, un collettivo di anime che dà voce creativa a una tradizione ritualistica, musicale e corporale di origine nera. Axé.
"Uomini e donne sono innegabilmente esseri trascendenti: non si conformano a quanto stabilito, trasformano, rinnovano, ricreano la vita e proprio grazie al loro essere incompiuti diventano progetti infiniti. Nella Capoeira non poteva essere diverso, e ancora più per il fatto di essere una pratica nata all'interno della cultura popolare, essa è la somma dell'interpretazione di ogni gruppo di tradizioni esistenti, il che consente uno scenario di diversità e dinamismo, sempre aperto a nuove possibilità.